Incontro formativo 11.02 2013

Dopo la recita dei Vespri la delegata alla formazione ha trattato la tematica:

VITA SPIRITUALE: CONCETTO DI LIBERTA’ E ABBANDONO

Vita spirituale significa, come è stato ampiamente delucidato precedentemente, un unisono di preghiera e azione , di conoscenza-approfondimento e accoglienza col cuore della Parola di Dio(conoscenza contemplativa) e della sua concretizzazione nella vita di ogni cristiano. Vivere una spiritualità per un laico, significa continuare a pregare con le proprie opere nel quotidiano : famiglia,lavoro,vivere sociale,interpellando sempre Dio nelle proprie scelte comportamentali, ordinando le sue cose temporali secondo i precetti evangelici,primo fra tutti l’amore,la carità. Solo in questo contesto,il cristiano è credibile e,in quanto credibile,può essere il lievito che fa fermentare la massa, operando conversioni e contribuendo al progetto di salvezza di Dio per l’umanità. Vivere concretamente una spiritualità, una zoè (così è chiamata la vita dell’uomo redento),significa compiere un percorso penitenziale giornaliero, sia nei rapporti interpersonali, sia nella propria vita familiare, sociale, lavorativa,lottando e vincendo le proprie passioni, il proprio io, e facendo emergere il bene, ossia le proprie virtù, per amore dell’altro. “Amatevi come IO vi ho amato dice Gesù, da questo riconosceranno che siete miei fratelli, se vi amerete gli uni gli altri come Io ho amato voi” E poi “Chi vuol seguire Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. La vita spirituale, si contrappone nettamente alla vita secolarizzata in cui l’uomo, mette al centro se stesso, negando Dio, giustificando anche il peccato, e cerca, non curandosi affatto dell’altro, di soddisfare tutte le sue passioni, in nome della sua libertà. Il risultato è il mondo attuale: una società malata, ipocrita, ingannatrice, che vive la precarietà materiale e affettiva. La libertà in tal caso è libertinaggio e l’uomo, per le sue soddisfazioni, è in balia, abbandonato a se stesso. I pilastri della vita spirituale, sono invece la vera libertà: la libertà dall’io, dal peccato e, l’abbandono in Dio; due fattori inscindibili tra loro, che scaturiscono entrambi dalle tre virtù teologali : Fede, Speranza, Carità. Solo infatti riconoscendosi umilmente bisognosi di Dio, credendo fermamente che i suoi precetti sono stati dati per il bene proprio e dell’intera umanità,ci si può abbandonare fiduciosi alla Sua Volontà, come un bimbo innocente nelle braccia della propria madre, e vivere nel controllo delle proprie passioni, la carità verso l’altro. Una carità che, nella vita materiale: è castigo del proprio egoismo, ambizione, ricerca di successo, potere, ricchezze, per far prevalere la temperanza nell’accettazione di una vita sobria, ma onesta; nei rapporti interpersonali: è perdono, accettazione delle diversità, comprensione, voglia di riconciliazione, castigando le proprie rivalse personali,l’orgoglio, la superbia e creando i presupposti per la pacifica condivisione e comunione. L’abbandono in Dio, la fiducia nella Sua Provvidenza, ci può far capire che, al di là delle nostre ragioni,delle nostre verità o certezze,ci può essere un bene anche in qualcosa che ai nostri sensi è male, se solo si ha la pazienza di attendere. Il primo grande esempio dell’abbandono alla volontà di Dio, è Gesù che, con la sua morte e resurrezione, si è offerto liberamente per la nostra redenzione, realizzando così il disegno del Padre. Nella lettera agli Ebrei sta infatti scritto: “Non hai voluto né sacrifici, né offerte, né olocausti per il peccato, cose tutte che vengono offerte secondo la legge, e soggiunge :<<Ecco, Io vengo a fare la Tua volontà>>”. Anche Maria, madre di Cristo e madre nostra, non curandosi delle gravi difficoltà e sofferenze che avrebbe incontrato nella sua vita, nell’Annunciazione, ha dato il suo sì dicendo: “Eccomi, sono l’ancella del Signore, sia fatto di Me quello che hai detto”. E così i nostri santi, hanno vissuto il pieno abbandono alla volontà divina, sempre, nella loro vita; ricordiamo il nostro padre Fondatore “San Francesco da Paola” che, nell’accettazione del suo partire in Francia, in tarda età, in un paese di cui né Lui, né i suoi seguaci conoscevano la lingua, era ignaro di qualsiasi valido motivo se non quello che: << Era volontà di Dio >>, come lui stesso dice ai suoi seguaci. Ricordando le Sacre Scritture : Salmo: 34,6 dice: “Volgetevi a Lui , e sarete raggianti e i vostri volti non arrossiranno”; ancora, Salmo : 34,20 :” Molte sono le angustie per il giusto, ma da tutte ,le libera il Signore”. I Samuele : 2,3 dice ancora :” Non vi è chi sia santo, come il Signore, né chi sia potente al pari del nostro Dio. Smettete il gran parlare altezzoso, né parole irritanti escano più dalla vostra bocca; perché il Dio che sa tutto è il Signore, e spetta a Lui il pesare le azioni”.

GISELLA LEONE

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