INCONTRO FORMATIVO 7 gennaio 2013

Dopo la recita dei vespri Padre Antonio Casciaro ha illustrato la seguente tematica:

La Spiritualità del cristiano e in particolare del terziario minimo

Premessa

Dopo aver riflettuto su come debba essere intesa la nostra fede e quali rischi può comportare se la si sgancia dalle opere, questa sera aggiungiamo un altro tassello importante al nostro cammino di maturazione di discepoli di Cristo. Prestando sempre fede al programma nazionale, che al terzo punto recita così: “la spiritualità come cammino di santità”, cercheremo di precisare  in modo particolare che cos’è la spiritualità, quali sono i suoi tratti essenziali, facendo riferimento seppur brevemente, alla spiritualità che deve caratterizzare il terziario minimo.

1. La spiritualità cristiana

Il processo, che il cristiano affronta per maturare nella santità, è denominato comunemente «vita spirituale» o anche «spiritualità». La vita spirituale coincide solo in parte con la cosiddetta «vita interiore» del cristiano. Vita spirituale significa sì vita interiore, nel senso che costituisce un movimento vitale, un rapporto «privato» e «confidenziale» con Dio, che sostiene e motiva la testimonianza «pubblica» che il credente rende, nella Chiesa e nella società, al suo Cristo. Tuttavia, la vita spirituale propriamente detta, non si riduce solo a «vita interiore», ma è la vita dello Spirito di Dio, che si travasa nel cristiano, per informarne i  desideri dell’animo, ma anche le scelte operative e le azioni quotidiane. La vita spirituale, è soprattutto la vita dello Spirito Santo, che irrompe,  nel cuore del cristiano e che lo inserisce — misticamente – nel cuore di Dio. In questo senso, è chiaro che il vero protagonista della vita spirituale è lo Spirito Santo, e  noi cristiani siamo i cooperatori della nostra stessa santità. Si tratta di riconoscere a Dio il primato assoluto nella nostra esistenza: da Lui proviene la vita nuova che Cristo ci ha guadagnato con la sua Pasqua, da Lui procede lo Spirito di Vita che ci santifica, è Lui che prende l’iniziativa di chiamarci alla santità. Il cammino di santità è «nostro» solo perché noi accettiamo di compierlo insieme con Dio, ma in realtà è Dio stesso che ci sostiene durante il cammino.

1.2 L’uomo secondo lo Spirito

“Spiritualità” se è vero che indica lo Spirito di Dio che viene ad informare l’uomo,  è anche vero che essa  viene usata senza la necessaria precisione. È importante, quindi, fare uno sforzo per precisare il vocabolario e per evitare che se ne faccia un uso improprio. Come riferimento prendiamo un testo della lettera di S Paolo ai Galati:

“Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,13).

L’uomo spirituale è, dunque, un tipo di uomo che non vive secondo la carne. Come sappiamo, carne qui indica una maniera totale e globale non solo di essere uomo ma di vivere. Quindi un modo di ragionare, di scegliere, di decidere, di comportarsi. Continua S. Paolo:

“Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne” (Gal 5,16).

Questo Spirito non è uno Spirito indeterminato; è quello  di Gesù Cristo, è lo Spirito che configura l’uomo a Gesù Cristo. La spiritualità cristiana, infatti, non è un discorso sull’anima dell’uomo o su uno spirito indeterminato. Il volto di Dio, per quanto misterioso sia, è determinato, per il cristiano, dal riferimento a Gesù Cristo. Quindi quando si parla di spirito o di spiritualità, si intende far riferimento allo Spirito del Figlio.

Lo Spirito di Gesù Cristo determina l’uomo non in una maniera qualunque, generica, ma lo determina così da essere, per così dire, un “prolungamento”, una “memoria”, un “richiamo” a Gesù Cristo. Si comincia così a intravedere che il rapporto tra cristiano e spirituale è un rapporto molto stretto, non alternativo. Due tipi di uomo dunque: l’uomo fatto dallo Spirito è l’uomo “spirituale”, uomo nella sua totalità, non solo in un riferimento parziale all’anima; viceversa l’uomo carnale è l’uomo tutto intero che assume come parametro di valore la carne, cioè quel modo di comportarsi o di giudicare che è “secondo la carne”.

“La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, im­purità, libertinaggio, idolatria… Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pa­zienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mi­tezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge” (Gal 5,17-23).

Come si vede, dire “uomo spirituale” significa dire un tipo di uomo.

1.3 Verso l’uomo nuovo: Cristo Gesù

Individuato l’uomo spirituale, possiamo precisare ulteriormente chi è “l’uomo nuovo” e lo facciamo con lo schema più abituale, più classico: lo schema delle virtù teologali, cioè la fede, la speranza e la carità.

1.4  La fede

L’uomo “nuovo” è l’uomo secondo la fede. Esiste un soggetto, il credente, nel quale la grazia della fede opera non solo facendo accettare delle verità, ma, prima che delle verità, porta ad accettare il riferimento a Gesù Cristo.

L’uomo spirituale è dunque l’uomo che vive il rapporto con la verità-Cristo nella volontà di dimorarvi. È Gesù Cristo, insomma, che per ognuno di noi diviene, nella parola e nel sacramento, il riferimento assoluto del discepolo del Signore. È impensabile una vita di fede al di fuori di questi riferimenti. L’esperienza monastica, così centrata nella lectio divina, è uno degli esempi più chiari di questo modo di costruire l’uomo di fede.

1.5 La Speranza

L’uomo nuovo è anche l’uomo secondo la speranza; anzi l’uomo nuovo è la speranza. Infatti, lo Spirito, prima che far fare all’uomo un atto di speranza, lo fa speranza, nel senso che inizia nell’uomo qualcosa che nel disegno di Dio sarà portato a compimento. Lo Spirito ci è dato perché l’uomo raggiunga la meta: la resurrezione, la piena libertà dei figli di Dio, il mondo rinnovato.  Allora l’uomo nuovo è speranza; l’uomo spirituale è speranza. Per questo l’uomo spirituale, che è un uomo nuovo, esprime, vive, testimonia speranza.

Il cristiano spera per sé e spera per il mondo, perché dice: “C’è una via d’uscita, non tutto è chiuso, c’è un riferimento; oltre non c’è il vuoto, il nulla”. Allora spera per sé e per il mondo, nonostante che tutto vada nel senso contrario alla speranza. Nel mondo c’è speranza perché c’è il dono dello Spirito di Cristo. C’è speranza non perché c’è lo spirito del mondo, ma perché c’è lo Spirito di Cristo. Per questo si può “sperare”.

1.6  La Carità

L’uomo spirituale è anche secondo carità. È colui al quale è comandato di amare come Cristo. Non si tratta semplicemente di essere uomini per gli altri, ma di essere per gli altri come Cristo. A queste condizioni la carità, cioè il dono di se stessi, diventa un gesto sintetico di tutto il Vangelo. Infatti, non è possibile realizzare il Vangelo senza essere spinti a quel modo di interpretare la vita che è il modo della donazione; della donazione come Cristo.

Dunque, l’uomo nuovo è colui al quale è comandato di amare come Cristo e questo perché prima gli è stato fatto il dono dell’amore di Cristo.

Alcuni tratti della Spiritualità del battezzato e del terziario in genere

2  Il primato di Dio[1]

Innanzitutto è il primato di Dio  che dà senso e significato a tutta la nostra esistenza. A lui deve essere finalizzata ogni attività umana. La regola del TOM al cap. I dice: “siete tenuti anzitutto ad onorare con riverenza l’unico Dio in Tre Persone, amarlo con tutto il cuore, con tutte le forze e sopra ogni cosa e servirlo fedelmente”. Da questa scelta fondamentale di orientare la propria vita a Dio nasce inevitabilmente l’impegno alla conversione e decide di fare scelte di vita che siano guidate da Dio, dalla sua parola, e dalle esigenze del Regno da lui proclamate.

2.1  Necessità di  conversione

Avere Dio come valore sommo cui riferire tutta la vita genera una presa di consapevolezza non indifferente: il bisogno di convertirsi. Tutta la spiritualità di S. Francesco affonda le sue radici proprio in questo bisogno di cambiamento interiore per prepararsi adeguatamente alla Pasqua eterna.  L’impegno penitenziale, che S. Francesco ha lasciato alla chiesa, e approfondito con l’espressione vita quaresimale, si riferisce alle caratteristiche spirituali del tempo liturgico della quaresima: conversione, preghiera, digiuno, opere di carità.  Se noi analizziamo il termine greco conversione che è metanoia, ci accorgiamo che non significa solo cambiamento ma è assumere un modo diverso di pensare e di agire, mettendo Dio e la sua volontà al primo posto, pronti all’occorrenza a rinunciare a qualsiasi altra cosa, per quanto importante e cara possa essere.

2.3 La centralità della Parola di Dio

Il primato dello spirito sulla carne, significa concretamente per il battezzato accordare uno spazio centrale alla Parola di Dio nella propria vita. L’ascolto della Parola deve porre il credente in quotidiano contatto con la fonte stessa della spiritualità cristiana, che non può che essere una spiritualità biblica, elaborata nella liturgia, vissuta nella Chiesa, conservata nel quotidiano. La Bibbia dovrebbe diventare per un cristiano quel “sacramento” che trasmette la Parola di Dio a chi l’accosta nella fede, come è stato sottolineato dal documento pontificio Novo millennio ineunte:

”Non c’è dubbio che il primato della santità e della preghiera non è concepibile che a partire da un rinnovato ascolto della Parola di Dio…, consolidare e approfondire questa linea… in particolare è necessario che l’ascolto della Parola diventi un ascolto vitale, nell’antica e sempre  valida tradizione della “lectio divina”, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta,plasma l’esistenza.(39). “Nutrirci della Parola, per essere “servi della Parola” nell’impegno dell’evangelizzazione:questa è sicuramente una priorità per la Chiesa all’inizio del nuovo millennio”.(40).

Un cristiano adulto, dalla fede matura, non può sottrarsi alla fatica ed insieme alla gioia di essere in contatto diretto con le Scritture. La Scrittura deve diventare l’anima del battezzato, unificante la vita personale e l’incontro fraterno; preghiera personale e comunitaria; liturgia e vita.

L’attuale momento ecclesiale è spiritualmente caratterizzato dalla valorizzazione della Parola di Dio e dalla scoperta dell’altro. Il cristiano è chiamato a tenere insieme questi due poli, che si sintetizzano nell’agape: l’amore che viene da Dio. Così la vita spirituale tende alla santità, il contenuto della santità si mostra nella carità, e amore di Dio e amore dei fratelli diventano un atto indissolubilmente unico e unitario. Separare Parola di Dio e volto del fratello significa ancora una volta tradire quell’arte di unificazione a cui ci chiama la vita spirituale cristiana. L’impegno etico viene purificato dall’attenzione alla Parola, perché educa il cristiano all’attenzione, all’ascolto e quindi lo invita a uscire da sé e ad essere attento all’altro.

2.4 Opere di carità

Quanto detto finora è di un’importanza unica per la nostra vita spirituale, altrimenti non avrebbe senso una conversione a Dio che non fosse apertura amorosa anche ai fratelli. Del fondatore si dice che era “austero con se stesso, ma umano e affabile con gli altri”. Componente essenziale della spiritualità quaresimale è la mitezza e l’affabilità nei rapporti reciproci. S. Francesco ha definito la nostra regola mite e santa, non nel senso che non fosse sufficientemente austera, ma nel senso che per le sue austerità ha la capacità di rendere miti. L’esortazione che è delineata nel capitolo 7 del TOM: avrete amore scambievole fra tutti e non arrossirete a chiamarvi tra voi fratelli e sorelle. Nelle avversità, tribolazioni e infermità, fatevi visite scambievolmente e confortatevi nel Signore. Un passo questo che richiama alla regola del I Ordine: tutti siano esortati ad essere modesti ed esemplari; a non giudicare gli altri ma se stessi. Desiderio di Francesco è quello di renderci tutti fratelli, come recita l’accorata esortazione del cap. 1 della regola: fuggirete tutto ciò ch uccide il proprio simile… deporrete l’odio, il rancore e lo sdegno. Direte bene anche di coloro che dicessero male di voi e pregherete per coloro che vi perseguitano.

Conclusioni

Essere persone di Spirito come abbiamo visto ingloba tutte le dimensioni della nostra persona e  fa riferimento a tutto ciò che noi viviamo nell’arco della nostra giornata. Questo significa che la nostra riflessione ci porta, alla fine, con le stesse parole attraverso le quali, l’apostolo Paolo indicava i pilastri portanti dell’essere-cristiano: “Queste dunque le tre cose che rimangono la fede, la speranza e la carità, ma di tutte più grande è la carità” (1Cor. 13,13)”.

P. Antonio Casciaro


[1] g. morosini, Quaderni “Minimi” di Spiritualità, il terzo Ordine dei Minimi: spiritualità e impegno apostolico, 108-110, Paola 1988

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