Incontro formativo del 10 giugno 2013

Dopo la recita dei vespri la delegata alla formazione Gisella Leone ha relazionato sulla sintesi del percorso formativo relativo alla fede.

RIFLESSIONI SULLA PACE,VERA ESPRESSIONE DI FEDE AUTENTICA

Volendo ricapitolare il nostro percorso formativo sulla fede, che il papa emerito Benedetto XVI, con l’anno della fede ha promulgato, per stimolare ogni credente ad una maggiore consapevolezza e concretezza dell’essere cristiani, abbiamo distinto in esso tre tappe formative : 1) Conoscenza della fede ; 2) Professione della fede ; 3) Confessione della fede.

Fede significa avere fiducia in qualcosa o qualcuno, tale da omologare il proprio agire secondo questo credo ; nella parola fede, è già contemplata quindi l’azione di chi crede, altrimenti non sarebbe più fede. Fede in Dio significa pertanto piena adesione alla Sua Volontà, dolce abbandono alla Sua Provvidenza, perseveranza nella Speranza. Possiamo però avere fiducia se non conosciamo il contenuto della nostra fede? Se non siamo consapevoli dell’Amore che Dio ha riservato all’uomo già con la Creazione, ma soprattutto con il Suo Progetto di salvaguardia e di salvezza per l’umanità, nonostante i suoi continui errori ? Si può avere l’Obbedienza alla Fede quindi, se proprio di essa si ha la giusta Conoscenza . Ciò che Dio ha compiuto per il bene dell’uomo in gesti e parole, è contenuto nelle Sacre Scritture : 46 libri del Vecchio Testamento e 27 del Nuovo Testamento ; libri diversi, ma uniti tra loro dalla Unità del Progetto di Dio e della Sua Rivelazione ; entrambi sono Vera Parola di Dio e, in quanto tali, in essi tutta la vita cristiana trova il suo nutrimento e la propria Regola ; libri che Dio stesso ha ispirato tramite l’azione dello Spirito Santo. Salmi : 119,105 dice infatti : <<Lampada per i miei passi è la tua Parola, Luce sul mio cammino>>. In I Timoteo : 2,3-6 sta scritto <<Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla Conoscenza perfetta della Verità, cioè Cristo, che diede Se stesso in riscatto per tutti. Si evince da ciò che il cristiano deve essere sempre in rapporto con la Parola di Dio, dissetarsi alla Sorgente di Acqua Viva che è il Cristo, ritagliando tanti momenti di spiritualità che lo aiutino a vivere la propria fede. Lo stesso Pontefice dice infatti nell’anno della fede : <<Solo credendo la fede cresce e si rafforza, perché ci si abbandona in un crescendo continuo, nelle mani di un Amore che si sperimenta sempre più grande, perché ha la sua origine in Dio>>. L’accostamento alla Parola però, per dare i suoi frutti, deve essere un accostamento contemplativo, ossia fatto con l’interesse e l’umiltà di lasciarsi cambiare da Essa, in modo che, illuminati dallo Spirito Santo, possiamo coglierne la Vera Essenza, ossia l’Amore e conseguirne la Vera Sapienza che è quella del cuore, che porta a vivere in piena Comunione con Dio.

Domanda : Cerchiamo di conoscere, approfondire la Parola, ricercando vari momenti di Spiritualità ? Ma soprattutto c’è in noi la volontà di lasciarci plasmare, cambiare da essa ?

2) Professare la nostra fede significa dichiarare apertamente il nostro Credo in un Dio Trinitario, scegliendo di far parte della Chiesa (popolo di Dio), accettando i Sacramenti, prendendo parte a Riti Religiosi, Santa Messa, Ritiri Spirituali, Processioni, Formazioni laicali ecc. che però, vissuti come semplici atti esteriori, formali, non danno testimonianza della nostra fede, anzi , se vissuti in contraddizione, possono risultare addirittura deleteri per gli altri ! Tante volte rimaniamo addirittura estasiati a vivere la bellezza di Grandi Solennità, ci entusiasmiamo temporaneamente per i sani valori Cristiani, in occasione di forti momenti di Spiritualità, e vorremo restare lì, semplicemente a contemplarli, perché percepiamo un senso di pace evitando i nostri problemi, proprio come l’Apostolo Pietro nel Vangelo della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor che, estasiato dinanzi a quella splendida visione, esclama : <<Maestro, come è bene per noi stare qui ! Facciamo tre tende : una per Te, una per Mosè ed una per Elia>>. Ma la splendida visione scompare in una nube, da cui esce una voce : <<Questi è il Mio Figlio Prediletto, Ascoltatelo>>. La Vocazione Cristiana quindi, non è una semplice contemplazione della Grandezza e Bellezza del Divino, ma un continuo salire il monte verso Dio, a contemplare e arricchirsi del Suo Amore, per poi ridiscendere nella vita di ogni giorno, con le sue contraddizioni, i suoi problemi, le difficoltà interpersonali, scegliendo in questi contesti e solo in essi, di Ascoltare e servire Cristo nei propri fratelli, e Cristo è Amore. Il ben operare dell’uomo, con umiltà, con purezza di cuore, CONFESSA L’AUTENTICITA’ DELLA SUA FEDE , DONANDOLE CREDIBILITA’ agli occhi degli altri, e avvicinandoli a Dio, perché si fa percepire ad essi il Suo Immenso Amore. Chi vuole vivere una fede autentica, non può fare a meno di ricercare la pace, come ha sempre fatto tra l’altro il Nostro Santo Fondatore San Francesco da Paola, e dimostrato da esempi relativi alla sua vita e alla sua predicazione. Il suo impegno per la pace fu notevole, sia nel contesto storico del suo tempo, sia con individui di singole famiglie che ricorrevano a Lui per una guida ; come esempio, la lettera scritta di suo pugno al re Francesco Ferrante d’ Aragona nel 1483: <<Vi preghiamo di volervi occupare con tutte le forze e attenzione a ciò che ritenete importante per la pace e la tranquillità di questa povera Italia. Ci rimettiamo a Voi, perché siamo certi che lo desiderate non meno di noi>>.O la lettera scritta al papa Alessandro V I nel 1.493: <<Io prego continuamente Dio, anche se sono peccatore, affinché vi sia pace durevole tra i principi e i grandi della terra>> ; si riteneva dunque un comune peccatore, Lui, vero servitore di Dio, perché libero da ogni interesse materialistico umano e religioso !! Ancora, nella lettera ai procuratori dell’Eremo di Spezzano : <<Amate la pace che è più grande di qualsiasi tesoro possano avere i popoli>> ; nella lettera al primo nucleo di monache minime : <<La pace è una mercanzia che merita di essere comprata ben cara>>, riferendosi non certo al denaro, ma al sacrificio interiore che ogni uomo per la pace deve saper accettare !. Infine, proprio per noi del T.O.M. ha scritto: <<Fate di tutto per comporre ogni sorta di liti che potrebbero essere sorte tra i fratelli e/o sorelle per condurli amorevolmente alla vera concordia e pace>>. (Regola T.O.M. capitolo VII). La pace è frutto della carità vissuta verso l’altro : Una carità espressa come : 1) Umiltà , riconoscendo i propri limiti, le proprie fragilità, in un concreto bisogno di Dio; 2) come: Amore per la verità, riconoscendo i propri errori per cercare di ripararli; 3) come: Perdono , riconoscendo la Misericordia di Dio verso ognuno di noi, per poi riversarla su chi ci sta accanto; 4) come : Voglia di Riconciliazione ricercando la Comunione con i propri fratelli, per vivere attraverso loro, la Comunione con Cristo Gesù e insieme a Lui, con Dio Padre, e conseguire quindi la Salvezza eterna a cui siamo chiamati.

GISELLA LEONE

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