Incontro dell’11 maggio

Dopo la consueta recita dei Vespri, è la delegata alla formazione, Rita Vincenti, che presiede l’incontro per trattare la seconda fase della scheda in riferimento al percorso formativo e spirituale delle fraternità e dei singoli terziari: “Quale figura di laico minimo nella chiesa e nel mondo?”. Per affrontare e approfondire al meglio la tematica in questione la consorella fa riferimento ai fondamenti biblici e ai documenti della chiesa proposti dalla stessa scheda. In particolare cita la “CHRISTIFIDELES LAICI – 140”. Col nome di laici si intendono tutti quei fedeli (ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito dalla chiesa) che, dopo essere stati incorporati a Cristo col Battesimo e costituiti Popolo di Dio e resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono la missione propria di tutto il popolo cristiano nella chiesa e nel mondo (Lumen Gentium). Per noi terziari è fondamentale riscoprire il ruolo dei laici nella chiesa. Secondo il Sinodo dei Vescovi del 1987 e il Vangelo di Matteo (Mt20, 1-2) i fedeli laici appartengono a quel popolo di Dio che è raffigurato dagli operai della vigna. La parabola evangelica ci fa conoscere proprio l’immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone, che da Lui sono chiamate e mandate perché in essa abbiano a lavorare. La vigna è il mondo intero che deve essere trasformato secondo il disegno di Dio in vista dell’avvento definitivo del regno di Dio. L’appello del Signore Gesù: “Andate anche voi nella mia vigna”, è rivolto ad ogni uomo di questo mondo. La chiamata non riguarda soltanto i religiosi, ma si estende a tutti i fedeli laici, perché appartengono al popolo di Dio e, in quanto tali sono chiamati dal Signore e dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo. S Gregorio Magno, predicando al popolo, commenta: “Guardate al vostro modo di vivere, fratelli carissimi, e verificate se siete già operai dl Signore. Ciascuno valuti quello che fa e consideri se lavora nella vigna del Signore”. I Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna a rispondere con animo generoso e con cuore pronto alla voce di Cristo e all’impulso di dello Spirito Santo, a prendere parte viva, consapevole e responsabile alla missione della Chiesa; non è lecito a nessuno rimanere in ozio. Non c’è posto per l’ozio, poiché è tanto il lavoro che attende tutti nella vigna del Signore. Tutti noi cristiani, mediante la fede e i sacramenti dell’iniziazione cristiana siamo configurati a Gesù Cristo, come membri vivi nella chiesa e soggetti attivi della sua missione di salvezza. Il popolo di Dio deve impegnarsi a saper discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza di Dio, essere quindi come i discepoli di Gesù, sale della terra e luce del mondo. Oggi l’uomo è inebriato dalle prodigiose conquiste dell’inarrestabile sviluppo scientifico- tecnico e soprattutto è affascinato dalla più antica e sempre nuova tentazione, quella di voler diventare come Dio mediante l’uso di una libertà senza limiti; l’uomo taglia le radici religiose che sono nel suo cuore: dimentica Dio, Lo rifiuta ponendosi in adorazione dei più diversi “idoli”. L’immagine della vigna viene usata dalla Bibbia in molti modi e con diversi significati; i fedeli laici non sono solo gli operai che lavorano nella vigna, ma sono parte della vigna stessa: “Io sono la vite, voi i tralci” dice Gesù. L’evangelista Giovanni ci invita a scendere in profondità e ci introduce a scoprire il mistero della vigna: essa è il simbolo e la figura non solo del popolo di Dio, ma di Gesù stesso. Lui è il ceppo, la vera vite, nella quale sono vitalmente inseriti i tralci, noi discepoli. Cristo è la vera vite perché dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della chiesa rimaniamo in Lui, e senza di Lui nulla possiamo fare. La chiesa, dunque, è la vigna evangelica. I fedeli laici sono tralci radicati in Cristo, la vera vite, da Lui resi vivi e vivificanti. E’ con il santo Battesimo diventiamo figli di Dio nell’Unigenito suo figlio, Cristo Gesù. E’ lo Spirito Santo che costituisce i battezzati in figli di Dio e nello stesso tempo membra del corpo di Cristo. L’apostolo Pietro definisce i battezzati come pietre vive fondate su Cristo; il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce. I fedeli laici partecipano al triplice ufficio: sacerdotale, profetico e regale di Gesù Cristo. Ufficio sacerdotale – Gesù ha offerto se stesso sulla croce e si offre continuamente nella celebrazione eucaristica. Incorporati a Lui i battezzati sono uniti a lui e al suo sacrificio nell’offerta di se stessi e di tutte le loro attività. Ufficio profetico: Gesù, con la testimonianza della vita e con la virtù della parola, ha proclamato il Regno del Padre, pertanto i fedeli laici sono abilitati ed impegnati ad accogliere nella fede il Vangelo e ad annunciarlo con la parola e con le opere. Ufficio regale: Per la loro appartenenza a Cristo Signore e re dell’universo i fedeli laici partecipano al suo ufficio regale e sono da Lui chiamati al servizio del regno di Dio e alla sua diffusione.

Conclusione: Con il Battesimo tutti siamo chiamati a collaborare, diventare fratelli adottivi; come terziari il nostro dovere è di operare e crescere: con la formazione, la frequenza e l’impegno.

Con la preghiera termina l’incontro.

Elisabetta Mercuri

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