Incontro del 15 giugno

Dopo la consueta recita dei Vespri, la delegata alla formazione, Rita Vincenti, riprende a trattare sui Documenti della Chiesa, in particolare la  “Christifideles laici” n°140, e sviluppa le seguenti tematiche: “I fedeli laici e l’indole secolare. Chiamati alla Santità. Il mistero della Chiesa – Comunione”.

Paolo VI diceva che: ” la Chiesa ha un’autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo Incarnato, e si realizza in forme diverse per i suoi membri”. Certamente tutti i membri della chiesa sono partecipi della sua dimensione secolare. I fedeli laici sono i corresponsabili, insieme con i ministri ordinari e con i religiosi e le religiose, della missione della chiesa La chiesa vive nel mondo, ma non è del mondo ed è mandata a continuare l’opera redentrice di Gesù Cristo.

Il Concilio Vaticano II descrive la condizione secolare dei fedeli laici, indicandola come il “luogo” nel quale viene loro rivolta la chiamata di Dio. Si tratta di un “luogo” presentato in termini dinamici: essi, infatti, vivono nel secolo, e sono  implicati in tutte quelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro vita è intessuta: studiano, lavorano, stabiliscono rapporti amicali, sociali, professionali e culturali.

Il Concilio considera la loro condizione, come una realtà destinata a trovare in Gesù Cristo la pienezza del suo significato e afferma che, lo stesso Verbo Incarnato, volle essere partecipe della convivenza umana conducendo la vita di un lavoratore del suo tempo e della sua regione.

Il mondo diventa così l’ambito ed il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici, i quali sono chiamati da Dio a contribuire alla santificazione del mondo, a rendere visibile Cristo agli altri, con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità.

Le immagini evangeliche del “sale”, della “luce” e del “lievito”, pur riguardando i discepoli di Gesù, devono trovare una specifica applicazione ai fedeli laici.

La prima e fondamentale vocazione che il Padre, in Gesù Cristo e, per mezzo dello Spirito Santo, rivolge a ciascuno dei fedeli laici è: “la vocazione alla Santità”, ossia la perfezione della carità.

La vocazione alla Santità affonda le radici nel Battesimo e viene riproposta dagli altri Sacramenti, principalmente dall’Eucarestia: “Rivestiti di Gesù Cristo e abbeverati dal suo Spirito”, i cristiani sono “santi”, impegnati, cioè, a manifestare la santità del loro essere nella santità di tutto il loro operare.

In un passo evangelico S. Paolo dice che il vero cristiano non deve conformarsi agli altri, ma deve essere diverso, deve rendere visibile Cristo agli altri, con la testimonianza della propria vita.

La vita secondo lo Spirito, il cui frutto è la santificazione, esige da ciascun battezzato la sequela e l’imitazione di Gesù Cristo, nell’accoglienza delle sue Beatitudini, nell’ascolto della Parola di Dio, nella partecipazione attiva alla vita liturgica e sacramentale della chiesa, nella preghiera individuale, familiare e comunitaria, nella pratica del comandamento dell’amore, nel servizio ai fratelli, specialmente se piccoli, poveri e sofferenti..tutto questo ci viene anche raccomandato da San Francesco nella Regola(cap1, pag. 8; Cap.2, pag.9) e nelle Costituzioni(cap.2,pagg.28 e 29).

Con le parole di Gesù: “Io sono la vera vite  e il Padre mio è il vignaiolo(…)”. <Rimanete in me e io in voi> (Gv 15, 1-4), ci viene rivelata la comunione misteriosa che vincola in unità il Signore e i suoi discepoli, Cristo e i battezzati; quindi i cristiani non appartengono a se stessi, ma sono proprietà di Cristo, come i tralci inseriti nella vite. Dalla comunione dei cristiani con Cristo scaturisce la comunione dei cristiani tra di loro:tutti sono tralcidell’unica vite, che è Cristo. Per questa comunione Gesù prega: “Tutti siamo una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una sola cosa,perché il mondo creda che tu mi hai mandato”(Gv17,21). La Chiesa universale si presenta come un “popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

La Chiesa Comunione è il popolo nuovo, messianico, che “ha per Capo Cristo, per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati, per fine il Regno di Dio ed è costituito da Cristo in una comunione di vita, di carità e di verità.

Il fedele laico non deve chiudersi in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con vivo senso di fraternità.

Seguono una serie di interventi e di confronti su quanto ascoltato, da parte di alcuni confratelli e, a conclusione, dal Padre Assistente che, con un linguaggio molto chiaro e con esempi evangelici, ci fa riflettere sull’importanza di essere cristiani e anche su quanto è difficile comportarsi tali.

A conclusione si recita la preghiera.

Elisabetta Mercuri

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