Incontro del 27 aprile

Dopo la recita comunitaria dei Vespri la Consorella Tilde Gaetano commenta il quarto capitolo della Regola del T.O.M.: “Rinuncia alle vanità del mondo”.
In questo capitolo, San Francesco ci lascia un grande testamento spirituale, ci esorta a fuggire le vanità del mondo e ci indica i vari divieti che noi terziari dobbiamo tener presenti una volta che abbiamo deciso di metterci alla sua sequela.
Il Primo e il Secondo Ordine, avendo fatto una scelta radicale, possono operare questo distacco dal mondo; per il Terz’Ordine, che vive nel mondo, questa rinuncia è espressa in termini di amicizia e inimicizia con Dio. “Chi vorrà essere amico di questo mondo diverrà nemico di Dio”.Non possiamo negare che San Francesco, figlio del suo tempo, adoperi un linguaggio negativo, ma la rinuncia non è disprezzo del mondo, i contenuti della sua proposta sono positivi e ricalcano il rapporto tra uomo e mondo, espresso nel Vangelo.
Non disprezzo dunque del mondo, ma scelta di Dio e il distacco dalle cose del mondo è conseguenza di una ricerca dell’amore di Dio.
Il mondo da cui separarci non è quel mondo in cui viviamo e dobbiamo operare. Il mondo da cui dobbiamo fuggire è la dimensione del peccato che ci fa interpretare la vita in maniera difforme dal progetto di Dio. San Francesco con la sua esperienza di vita nella “grotta” è per noi un segno che ci invita a scelte radicali se vogliamo essere suoi imitatori e camminare sulla strada del Vangelo che giuriamo di seguire.
Il terziario minimo non deve seguire le pubbliche ed effimere mondanità, non deve prendere e assorbire ciò che c’è di negativo in questo mondo, ma deve stabilire un proprio equilibrio interiore con il raccoglimento e con il silenzio.
Il distacco dal mondo implica anche una mentalità di pace e riconciliazione per cui il terziario è esortato a non portare armi offensive ad operare con carità evitando ingiustizie e maldicenze (si uccide anche con le parole).
Le armi danno un senso di potenza e di sicurezza che sono l’espressione più deteriore della vanità di questo mondo.
Il peccato inoltre ci rende schiavi delle cose e ci toglie la capacità di dominare il mondo. Il distacco dal mondo è il distacco dalle cose
Il terziario minimo, inoltre , vivendo nel mondo deve lottare per il suo miglioramento ed il suo progresso, ma deve stare lontano dalla logica dell’arrivismo, dal successo ad ogni costo, dalla sopraffazione. Tutte queste cose che ci permettono di liberare lo Spirito che invece deve tendere a Dio. Siccome noi prepariamo la vita eterna durante il nostro soggiorno in questo mondo è ora di passare:
dalla cultura dello spreco alla cultura del risparmio;
dalla cultura del consumo alla cultura del sufficiente; dalla cultura dell’avere alla cultura dell’essere;
dalla cultura del potere alla cultura del servizio;
dalla cultura della sicurezza di sé alla cultura dell’abbandono di Dio;
dalla cultura dello scempio alla cultura del rispetto della natura.
Solo la vita quaresimale e l’ascesi possono consentire tali passaggi.

Con la preghiera termina l’incontro.

Elisabetta Mercuri

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