Incontro del 2 febbraio

Si inizia con la recita comunitaria dei Vespri, prende poi la parola la consorella Tilde Gaetano che, nel corso dell’anno approfondirà la Regola del terz’Ordine dei Minimi. Ci ricorda che nel primo incontro dedicato alla Regola abbiamo approfondito il Cap I nel quale il Terziario minimo è invitato ad amare Dio con tutto il Cuore, con tutte le forze sopra ogni cosa, ad osservare i comandamenti ad a fissare l’animo in Cristo per attingere forza e coraggio.
In questa serata, la consorella, si approfondisce il Capitolo II della Regola presentando e commentando la relazione che si riporta integralmente:

….Il II Cap. parla tutto della preghiera “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia,.” Da questa citazione evangelica Mt. 6,33 appare chiara l’esortazione a privilegiare l’ottica di fede nei confronti di tutti i problemi e di tutte le difficoltà.
Il primato di Dio quindi si esprime in modo privilegiato attraverso la preghiera della quale viene indicata una vera e propria metodologia. Prima di tutto la preghiera del TOM deve essere fatta secondo la spiritualità minima implica la conversione del cuore ed il cambiamento di vita e di mentalità.

Leggiamo insieme la Regola Capitolo II ……..

Soffermiamoci a quanto ci indica la Regola quanto, come e quali preghiere deve innalzare a Dio il Terziario Minimo. Da sempre l’uomo ha sentito l’esigenza di chiedere aiuto e protezione a “qualcuno”. Gli uomini primitivi identificavano i fenomeni naturali con le divinità. L’atto di pregare è quindi innato nell’uomo. Ma che cosa significa “Preghiera” = Manifestazione fondamentale della vita religiosa consistente nel rivolgersi a Dio con la parola e con la mente per chiedere con umiltà e sottomissione, per ringraziare e per glorificare, Per il cristiano la preghiera è una esigenza dell’animo verso Dio, è una continua ricerca del piano di Dio per realizzarlo. La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza, anche Gesù nei momenti importanti della sua vita terrena invoca l’aiuto del Padre rivolgendosi a Lui teneramente e ai discepoli che chiedevano “Insegnaci a pregare, Gesù li educa a recitare con amore purificato, con una fede viva ,con un’audacia filiale la preghiera perfetta, il Padre Nostro. Una preghiera intensa aprendo il cuore all’amore di Dio lo apre anche all’amore dei fratelli. I cristiani non si possono accontentare di una preghiera superficiale. Occorre quindi educarsi puntando ad una preghiera più qualificata e qualificante. Dobbiamo educarci a pregare per non correre il rischio di veder affievolire la nostra fede, per non cadere nell’abitudine; la nostra fede deve essere forte e testimoniata soprattutto di fronte alle prove che la vita ci impone ( Magistero Nuovo Millennio Ineunte).
La nostra preghiera di Terziari Minimi inoltre si deve inserire nel contesto della spiritualità penitenziale dell’Ordine dei Minimi dobbiamo quindi parlare di una preghiera fatta con il cuore penitente perché la preghiera stessa è inseparabile da una vita virtuosa. Questo rapporto tra preghiera e penitenza sono come due pilastri nella spiritualità quaresimale dei minimi. San Francesco dà alla preghiera una definizione inserita molto bene nel contesto della sua proposta di spiritualità “Come un fedele messaggero compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne”. La preghiera paragonata ad un messaggero indica il cammino ascensionale del penitente. Solo la preghiera ci consente di raggiungere Dio e sperimentare la presenza e la dolcezza della sua comunione.
Le forme di preghiera: La preghiera liturgica (liturgia delle ore) occupa gran parte della giornata. Nella regola vengono indicati alcuni modi su come la recita debba essere fatta con riverenza, devotamente, con esultanza. La spiritualità penitenziale minima spinge ad una preghiera assidua. Queste preghiere vanno fatte sempre con impegno , con le lacrime e con il cuore pentito. L’orazione è la preghiera mentale. Santa Teresa definisce l’orazione come un intimo rapporto di amicizia nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui si sa di essere amati- La preghiera pura – San Francesco nella regola parla di preghiera pura ed assidua. Secondo il Leclercq queste sono tra le qualità che si attribuiscono tradizionalmente alla preghiera contemplativa: pura, breve e frequente laddove l’aggettivo pura è quello che meglio di ogni altro esprime l’ideale di una preghiera fatta con il cuore penitente. “Pura” è anche la preghiera con il cuore sgombro dalle preoccupazioni mondane che scaturiscono da una affettività orientata verso le persone, i beni di questo mondo o verso le proprie ambizioni personali. San Bernando diceva “pura è la preghiera quando, mentre salmodiate a niente altro pensate che a salmodiare”. Per giungere ad una preghiera pura è necessario soddisfare alcune condizioni che consentono il raggiungimento di un equilibrio interiore:
1)Libertà – La preghiera è resa possibile da un cuore libero da ogni impedimento esterno o interno che possa ostacolare o impedire l’elevazione a Dio.
2) La povertà di spirito – E’ la liberazione dalle preoccupazioni temporali e dall’affanno di questa vita che passa ed è cammino spedito verso Dio. “siate pellegrini e forestieri in questo mondo al servizio del Signore”
3) Il digiuno – Insieme all’astinenza dalle carni, il digiuno è il mezzo privilegiato per conseguire la libertà di tendere a Dio e di poter realizzare una preghiera pura. Digiuno e astinenza ci aiutano a riconoscere il primato di Dio su tutto.
4) Il silenzio – E’ una condizione ovvia per giungere ad una preghiera pura. Chi si accinge a pregare sa che non può fare a meno di ritirarsi, come Gesù, in un luogo solitario, di chiudersi nella solitudine perché il Signore parla al cuore e l’uomo riesce ad ascoltarlo solo quando le altre voci tacciono.
5) Il perdono – E’ una degli aspetti del silenzio richiesto per consentire una preghiera pura. San Francesco evidenzia i danni che si arrecano alla preghiera per l’odio e l’inimicizia che sono chiamati verme della mente, distrazione della preghiera, inoltre, deve essere assidua. Questa è un’altra condizione di chi prega con cuore penitente San Francesco dice “la pura e assidua orazione dei giusti è una grande forza”. Con il termine assidua si fa una distinzione fra l’atto di preghiera che è normalmente breve e lo stato di preghiera che può e deve essere continuo . Di San Francesco si diceva : “O pregava o dava di sé l’immagine dell’orante. Condizione necessaria dell’assiduità è la taciturnitas interiore.
Come pregare con cuore penitente :
Impegno – nelle orazioni che scaturisce dalla scelta penitenziale.
Capacità di penetrare nel profondo i contenuti della preghiera
Umiltà – Il primo passo del penitente è quello di avvertire il bisogno della conversione – humilitas- taciturnitas-caritas.
La contrizione o compunzione (dolore dei peccati connessi.
Dall’umiltà scaturisce la preghiera fatta con cuore contrito.
La speranza – La certezza della misericordia di Dio fa si che la preghiera del penitente sia una preghiera alimentata dalla speranza- “Come un fedele ambasciatore giunge là dove non può arrivare la carne” Questa espressione è un inno alla speranza ” A chi ama Dio tutto è possibile” .Quanto più grande è la fede tanto più intensa è la speranza.
La gioia -Aperta alla speranza nella certezza di conseguire ciò che si richiede, la preghiera del penitente sfocia nella gioia che è unita all’amore con il quale si deve pregare.
La carità è il vertice della perfezione cristiana e religiosa. Il cristiano, ma di più il minimo, deve tendere alla carità come l’ideale più alto. San Francesco ci invita a pregare con affetto collegando la carità alla gioia.
La solennità della preghiera un’altra prerogativa da non trascurare è quella della preghiera fatta con riverenza interiore ed esteriore manifestata con la compostezza del corpo.
Tilde Gaetano

L’argomento appassiona tutti e molti sono gli interventi:
Vincenti R. – ricorda quanto sono belle le giaculatorie che i nostri genitori recitavano ripetutamente durante la giornata: “Signore mio aiutami. Signore ti ringrazio, Signore Perdonami…” , sono la forma più bella della nostra preghiera che in ogni momento della nostra giornata ci uniscono a Dio.
Calidonna G. – dice che ognuno di noi ha un rapporto particolare, intimo con Dio, il Terziario Minimo in particolare, unito nella preghiera deve abituarsi a chiamare fratello e sorella l’altro, in modo da sentire più forte l’appartenenza alla stessa famiglia.

Con la preghiera di ringraziamento termina l’incontro.

Maria Piera Liparota

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