Incontro dell’8 giugno

Subito dopo la recita comunitaria dei Vespri, fa ingresso il nuovo Padre Assistente della nostra Fraternità, Padre Aldo Imbrogno, il quale saluta tutti e comunica la sua gioia per l’incarico affidatogli. Questa è per lui la sua prima esperienza ufficiale, poiché in Messico ha guidato la fraternità, ma in sostituzione di un altro sacerdote. Augura a tutti una esperienza di crescita e di condivisione insieme. Crescere insieme significa accettarsi, conoscersi e stimarsi, ognuno con pregi e difetti; questo deve essere lo spirito di Fraternità e, con questa realtà possiamo essere anche minimi… e figli di San Francesco.

La consorella Tilde Gaetano inizia, subito dopo, a trattare il capitolo V della Regola: “Digiuno, astinenza e opere di misericordia”.

I tre punti cardini della spiritualità minima sono: Preghiera, Penitenza e Carità.

Abbiamo parlato, esaminando gli altri capitoli, del primato di Dio, dell’obbligo della conversione, della preghiera, del distacco dal mondo ed oggi siamo invitati a riflettere sul digiuno, astinenza e opere di misericordia che rientrano nella penitenza, la quale sfocia nella carità.

Il Santo della Penitenza, che ha scelto per se e per i suoi figli il voto della vita quaresimale, era nato in una famiglia molto religiosa e molto timorata di Dio; la sua stessa nascita avviene per miracolo di Dio. Nell’Anonimo leggiamo, a proposito dei genitori: “Benché fossero semplici secolari, vivevano tuttavia da religiosi.

Infatti, dopo essere stati per lungo tempo senza figli imploravano spesso l’aiuto di Dio e del Santo di Assisi, pregando con insistenza e con lacrime piene di devozione, facendo generose elemosine e lunghi digiuni per l’amore di Dio, affinché si degnasse di mandare loro prole”. Ma dietro l’esempio di S. Paolo, si studiavano di sottomettere la carne allo spirito con digiuni, veglie e astinenze. Giacomo poi si percuoteva ogni notte con funicelle nodose dinanzi alle chiese che sorgevano fuori dalla città di Paola e che egli visitava di notte. Non mangiava frutta. Il Signore li esaudì.

Nato in questa famiglia, con tali esempi di virtù e di fede San Francesco imparò dai genitori ad affrontare il sacrificio, il lavoro, la contrarietà ed i mali della vita e ad illuminare, ogni situazione, con la luce della fede.
La vita quaresimale, pertanto, è il punto cardine della spiritualità minima ed è indicata come via necessaria alla conversione. Con i suoi digiuni, con l’astinenza dalle carni e dai suoi derivati, con la povertà e con ogni altra specie di mortificazione,  il nostro Santo fondatore ha vissuto la vita quaresimale perpetua, ma non come pratica fine a se stessa, ma nel contesto di una visione globale della vita, il cui obiettivo primario è quello di favorire la ricerca di Dio.  Questa ascesi è una importante componente della spiritualità minima (pag. 11 dell’Anonimo).

Nella nostra Regola l’ascesi, che consiste nei digiuni e nell’astinenza, ha due scopi: Il primo è quello di favorire un cammino di conversione e di liberazione attraverso la vita quaresimale che ha come fine il distacco dal mondo e la scelta di Dio (Reg. pag.13).

Il secondo aspetto dell’ascesi è quello della manifestazione dell’amore di Dio, cioè le opere di astinenza sono un segno di amore verso Dio. Notiamo che il richiamo a Cristo, come punto di riferimento, è più volte espresso nella Regola.

Il terzo aspetto del digiuno, vissuto concretamente da San Francesco, è quello che consente di avere un rapporto riconciliato con le cose. L’astinenza non è un atto di debolezza, ma è un atto di fortezza nei con fronti delle cose e ciò consente di avere un profondo rispetto per la natura. I disastri ecologici, lo scempio della natura sono frutto della violenza sulle cose  e l’uomo così si ritrova schiavo. Astenendoci da qualcosa, noi riaffermiamo la nostra sovranità sulle cose, ci sentiamo liberi e padroni del mondo in sintonia col comando di Dio “Dominate la terra” San Francesco, tenero  e comprensivo con tutte le persone, mette una clausola per le partorienti, le donne in stato di gravidanza e per tutte le persone in difficoltà . Da qui emerge l’amore per la vita e per il corpo che custodisce la nostra anima. Dalla  Regola: “Inoltre voi tutti, secondo le vostre possibilità,compirete le pie opere di misericordia a favore dei poveri, degli orfani, delle vedove e degli invalidi”. Non avrebbe senso una conversione a Dio, se non fosse anche apertura amorosa ai fratelli. Che senso avrebbe il digiuno fine a se stesso, se fosse solo per motivi di igiene e di dieta? Si esige da noi minimi una austerità che possa consentire un atteggiamento riconciliato con le persone e che ci possa far realizzare un rapporto di comunione e di servizio con i fratelli. Componente essenziale della spiritualità quaresimale è la mitezza e l’affabilità nei rapporti reciproci.

Il digiuno deve essere totale, deve essere una molla di vita, come affermava il Papa Giovanni Paolo II nel messaggio mandato per il V centenario dell’approvazione della Regola: “Non lasciatevi tentare da una situazione del mondo che non  sempre accetta la penitenza come molla di vita. Oggi, parlare di penitenza è difficile, ma non dobbiamo desistere dall’annunciare il messaggio di San Francesco.

Esso costituisce una forza per la ricerca di equilibri personali, sociali e politici che ci potranno dare la felicità.

Dopo alcuni interventi e riflessioni personali, con la preghiera termina l’incontro.

Elisabetta Mercuri

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