L’augurio di una prosperosa Quaresima

Carissimi, mentre mi accingo a rivolgervi queste riflessioni intorno alla Quaresima 2011, proprio nel momento in cui scrivo trovandomi momentaneamente in Sicilia, non posso fare a meno di considerare lo stato di apprensione generale che la cronaca sta suscitando con continue immagini di malcontento, di tensione e soprattutto di orrore, morte e distruzione provenienti dai paesi del Nord Africa dove intere popolazioni da sempre vessate da regimi ingiusti e oppressivi sono giunte al paradosso attraverso rivolte sanguinose che degenerano in odio e spargimento di sangue.

Più di un popolo africano si va sollevando contro il proprio governo dopo aver sofferto penose sottomissioni e umilianti fardelli ai quali si doveva finora chinare il capo senza proferir parola, con la conseguenza della deflagrazione del malcontento che genera rivolta e disordini di ogni tipo ed è sconcertante la tracotanza di chi reagisce con sanguinose rappresaglie gettando bombe o sparando sulla folla dei manifestanti, anziché mettere in discussione il proprio operato e realizzare opportuni rimedi di pacificazione, di giustizia a tutela dei diritti dei cittadini.

Non sarà mai sufficiente qualsiasi appello che proviene da più parti perché cessi l’efferatezza smisurata a cui è soggetto chi ha diritto inviolabile di protestare, anche se ciò avviene nelle forme discutibili e sproporzionate, ma va richiesta anche maggiore capacità di giudizio, di criterio e buon senso da parte di chi ha in mano la situazione, si deve fare appello allo spirito di umanità e alla razionalità che rivendica la rettitudine e il buon senso comune, perché non avvenga che per colpa della caparbietà di certi regimi dittatoriali, intere popolazioni debbano conseguire nefaste situazioni di oppressione, sfruttamento e precarietà con la conseguenza di episodi ai quali stiamo assistendo.

E mentre deploriamo la violenza e il sangue che imbrattano le strade delle città africane, il nostro spirito è contristato anche a casa nostra, a proposito della comprovata depravazione morale di chi ci governa e intende persistere nei suoi propositi senza assumersi le proprie responsabilità davanti all’elettorato, per di più procacciando pretesti e soluzioni per non sottomettersi ai normali ricorsi giudiziari. Anche in questo caso è quanto mai urgente preconizzare il senso del dovere e della responsabilità per salvaguardare il colore della nostra bandiera e la dignità di un intero popolo che viene rappresentato.

Spietatezze, ingiustizie, false moralità e impostazioni di vita troppo edonistiche e materialistiche determinano il deterioramento dello spirito umano e conducono alla disfatta della stessa nostra dignità; la noncuranza di imperativi etici oggettivi e il relativismo culturale e religioso non possono che condurre alla dispersione e al mancato appuntamento con noi stessi.

Ecco perché è importante che ci richiamiamo ancora una volta alla nostra identità cristiana e ricordiamo a noi stessi che lo spirito di appartenenza a Cristo, che noi abbiamo scelto e professato come il Salvatore, deve essere sempre desto e pronto perché non ci lasciamo abbindolare anche noi dalle stesse aberrazioni che condanniamo. Solo in Cristo Via, Verità e Vita è riscontrabile il criterio di rettitudine della coscienza che determina le nostre azioni, solo in Lui risiede la soluzione dei problemi e degli assilli fondamentali dell’uomo; ma la scelta di Cristo non può non essere riaffermata costantemente alimentando ravvivando la fiamma della fede, della speranza e della carità, omettendo la presunzione di aver raggiunto il nostro obiettivo una volta per tutte. La ricerca di Cristo infatti si rinnova sempre e assume sempre connotati di rinnovata profondità, perché il cuore non cessa mai di cercare Colui che si è fatto trovare per primo.

La ricerca continua di Cristo di fronte allo scenario del mondo controcorrente è sinonimo di conversione e comporta un itinerario di perfezione radicale che non avrà mai termine, che prevede insidie e difficoltà, ma che non può non conoscere il debito progresso nello spirito dell’uomo.

Ritornare continuamente a Cristo comporta la presa di coscienza del Suo amore nei nostri riguardi e del primato della misericordia di Dio sulle nostre debolezze, il riconoscimento dell’insufficienza dei nostri ambiti circoscritti di verità immediata e passeggera, la rinuncia alla vanità illusa di felicità passeggere e deleterie e la predisposizione a procacciare l’unione e l’intimità con lui. In parole povere si tratta di rifuggire il male con orrore per attaccarci al bene (Rm 12, 9), di “evitare il peccato perché non tramonti il sole sulla nostra ira e non diamo occasione al diavolo” (Ef 4, 26-27) e come afferma lo stesso Apostolo Paolo, di evitare la condotta perversa e amorale tipica dei pagani, per niente avvezzi ai benefici dello spirito (Ef 4, 17 – 20), vigilando sulle insidie e sulle seduzioni di quanto nel mondo abbia potere di distoglierci dall’orientamento verso Dio

Nel suo messaggio in occasione della Quaresima 2011 Benedetto XVI ha voluto ribadire la necessità della continua conversione del cristiano con un accostamento illuminante fra il Battesimo e la Quaresima ed è molto interessate notare come l’essere battezzati imponga la conversione e allo stesso tempo convertirsi è necessario dopo aver ricevuto il Battesimo: vivere la grazia della figliolanza divina ricevuta con il lavacro spirituale di vita eterna equivale a impegnarsi costantemente nella lotta contro tutto quello che possa distoglierci da essa, quindi al combattimento spirituale, alla fuga dal peccato e alla perseveranza nel bene. Se la Quaresima è il tempo della conversione e della penitenza, cioè del recupero della comunione piena con il Signore, la riscoperta del Battesimo ci incoraggia nel processo di questa conversione perché ci riporta ai fondamenti della vita cristiana ravvivando in noi il desiderio di essere davvero innestati a Cristo come tralci alla vite e di sentirci pietre vive per l’edificio di un tempio spirituale consolidato (1Pt 2, 4-5). Considerare poi la grazia del Battesimo ci è di sprone a che la nostra scelta di consacrazione rigenerativa dall’acqua e dallo Spirito Santo venga sempre sostenuta con tutti i mezzi della grazia di Dio nella lotta contro le insidie del maligno e contro le allettanti seduzioni del peccato.

Il legame fra il Battesimo e la Conversione ci viene ulteriormente ravvivato dal Sacramento della Riconciliazione, che ce ne dà la concretezza e l’efficacia, essendo esso il luogo della misericordia del Padre che supera la realtà del peccato per recuperarci alla comunione con sé: il perdono sacramentale di Dio ci rafforza e ci incute speditezza nel vivere il nostro Battesimo laddove con il peccato abbiamo mancato ai nostri propositi e la riconciliazione con il Signore è motivo della gioia per essere nuovamente recuperati alla vita di integrità battesimale.

A tal proposito, specialmente durante la Settimana Santa, vorrei far vivo a tutti quanti il monito di Paolo: “Lasciatevi riconciliare con Dio”(2 Cor 5, 20) attraverso il ministero dei sacerdoti, ricorrendo con fiducia e disinvoltura al Sacramento del perdono.

Proprio la riflessione sui capitoli della nostra Regola ci aiuta notevolmente nella considerazione del legame fra il Battesimo e la conversione e possiamo considerare un privilegio essere esortati in tal senso dalla spiritualità minima dei nostri Statuti.

Che cosa racchiude infatti il primo Capitolo della Regola TOM del 1506, che ribadisce la necessità dell’osservanza cristiana dei Comandamenti di Dio per entrare nel Regno, se non la ricerca del primato di Dio Amore a cui consegue la concretezza dell’amore verso il prossimo? Che cosa comportano gli stessi Comandamenti in epitome se non la rinuncia al peccato per l’accrescimento della comunione con il Signore che traspare nella serietà dei nostri rapporti con gli altri? Cosa racchiude il II Capitolo, dedicato alla preghiera e ai suffragi, se non la sincerità dell’orazione come profonda comunione con Dio condivisa con i fratelli? Su che cosa ci illumina il III capitolo riguardante il Sacramento della Riconciliazione e l’Eucarestia se non la ricerca della comunione con il Signore, la fuga dal peccato, il recupero della dignità battesimale e la partecipazione ai patimenti di Cristo nelle sofferenze del nostro quotidiano? L’Eucarestia, che è poi il memoriale della passione e della morte di Cristo per noi tutti e nell’anamnesi ripresenta sull’altare lo stesso Sacrificio avvenuto una volta per tutte sul Golgota, è descritta nel testo come l’occasione privilegiata perché il patire del nostro Salvatore diventi per noi medicina, cioè occasione di salvezza e perché noi possiamo interpretare le nostre sofferenze, le ansie, le difficoltà e il dolore che ci assilla nell’ottica della nostra condivisione con i patimenti di Cristo.

Tutti questi moniti ci richiamano alla radicalità della scelta cristiana operata nel Battesimo che ci ha resi figli di Dio e ci ha inseriti nella Chiesa come membra dell’unico Corpo del Signore Risorto, ma al contempo ci invitano a vivere lo stesso Sacramento di iniziazione con maggiore speditezza, coerenza e convinzione, nella consapevolezza che esso ci sprona alla conversione e alla ricerca di Dio in ogni ambito e in ogni situazione.

Il cap IV ci esorta poi alla rinuncia alle vanità del mondo, cioè al vizio, all’inutile sfarzo, al consumo indisciplinato, alla nefandezza e al pericolo generico delle scelte futili e meschine che possono interessare anche il mondo del divertimento o delle attrattive del secolo e al rischio sempre continuo e impellente che il denaro e il possesso possano avvincerci oltre il necessario diventano, secondo la bella espressione del nostro Santo Fondatore, vischio dell’anima.

Il testo dello scritto assume un linguaggio esaustivo e convincente anche per l’uomo odierno, che è sempre più sedotto da quello che Paolo ritiene anche lecito e tuttavia non atto a giovare nessuno

Nel cap. V della Regola siamo illuminati invece dalla validità della mortificazione corporale, del digiuno e dell’astinenza, che come afferma Paolo VI nel suo prezioso documento Paenitemini sono pratiche ben differenti da quelle propinate da culture filosofiche che pur rivendicando il dominio delle passioni e l’esercizio della padronanza di sé impongono il deprezzamento delle membra corporali (ad es lo Stoicismo), ma tende piuttosto a valorizzare ed esaltare il corpo come cavallo di battaglia dello spirito, concedendogli tutta la dignità che gli compete e favorendo la spoliazione di inutili zavorre per elevarci asceticamente a Dio, facendoci esperire la piacevolezza e la libertà che procura la liberazione da inutili fardelli.

Digiunare attraverso la privazione di qualche cibo, o possibilmente di un pasto intero secondo le necessità fisiche di ciascuno, astenersi dalla carne nei periodi indicati dalla nostra liturgia, realizzare altre privazioni aggiuntive secondo le nostre abitudini è di ausilio al fervore interiore con cui operiamo la nostra elevazione verso il Signore e significa nell’esteriorità lo slancio di conversione interiore con cui tendiamo alla comunione con Dio. Digiunare (com’è mia esperienza personale) è già un vantaggio per il fisico perché liberando e purificando il corpo dai pesi in eccesso ci è di sollievo e dona serenità e leggerezza, e anche dal punto di vista spirituale la rinuncia e la mortificazione fisica sono di aiuto affinchè la nostra liberazione dal vano e dal superfluo della nostra vita abbatta sempre più ostacoli nell’ascesi che ci conduce a Dio.

Come sempre si è affermato e comprovato, il digiuno è tuttavia sterile e insignificante quando non venga associato alla preghiera e alle opere di misericordia, perché proprio la concretezza del bene e l’amore al prossimo saggiano la consistenza dell’avvenuto itinerario di conversione spirituale, rendendone testimonianza effettiva: la carità sincera è una componente stessa del digiuno e ometterla dai nostri atteggiamenti equivale a smentire la stessa rinuncia ai cibi e alle voluttà. E’ quindi necessario, già nella pratica stessa della rinuncia ai cibi, che venga destinato l’equivalente in denaro a favore di chi ha bisogno e che vengano realizzate, singolarmente e nelle comunità ecclesiali di appartenenza, iniziative concrete di vera solidarietà nei confronti dei bisognosi, tutto ovviamente secondo le nostre possibilità obiettive e tuttavia senza retoriche e negligenze su questo importante aspetto della vita cristiana in generale e della Quaresima in modo speciale.

Anche se non nella forma del tutto apodittica, anche gli altri capitoli della Regola sottendono alla semplicità di vita, all’umiltà, alla serenità di spirito acquisita con il poco per guadagnare il Tutto che è Dio.

In tutti gli aspetti della nostra Regola e della nostra spiritualità, mentre ci viene rammentato che siamo vincolati indissolubilmente a Cristo nel Sacramento della grazia battesimale, ci si esorta a coltivare e a difendere tale stato di grazia attraverso l’itinerario della penitenza nello specifico della quaresima, mentre quest’ultima diventa l’elemento di rinforzo del Battesimo per realizzare in noi stessi continuamente l’identità cristiana che diventa sempre più urgente e improcrastinabile nel contesto delle aspettative odierne, la quale va poi testimoniata e proclamata con coraggio e senza riserve, con la stessa parresia e franchezza degli apostoli.

L’imminente itinerario della Quaresima ci aiuti quindi a valorizzare al meglio il nostro patrimonio spirituale per immedesimarci sempre in esso e per optare per un mutamento di noi stessi a beneficio del mondo intero. E a conseguire nello stesso Signore da noi scelto e proclamato, le immancabili ricompense di felicità.

Approfitto della presente comunicazione per annunciarvi che, stando agli esiti dell’ultimo incontro a Paola con il Consiglio Nazionale, siamo in prossimità dell’approvazione definitiva delle nuove Costituzioni Tom che apporteranno non poche innovazioni in positivo nella nostra vita e nell’organizzazione generale della nostra famiglia, che va allargando le proprie vedute espandendo i propri orizzonti valorizzando al contempo anche le realtà locali; il testo delle nuove Costituzioni sarà diffuso non appena possibile e si prospetta anche un Congresso Nazionale in data e luogo da stabilire, comunque intorno al mese di Settembre o ad Ottobre. Anche nel nostro piccolo ambito ci predisporremo a tale evento cercando di riflettere sui nuovi Statuti non appena li avremo fra le mani, per questo motivo vi invito tutti a una debita predisposizione.

Vi rivolgo un saluto affettuoso nel Signore e l’augurio di una prosperosa Quaresima.

Aff.mo P. Gian Franco Scarpitta

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