L’interiorità come dimensione fondamentale della vita spirituale

PREMESSA

Dobbiamo prendere coscienza della nostra epoca, per la quale dobbiamo avere simpatia e nella quale cercare di arrivare ad una nuova elaborazione di risposte spirituali.

Si può interpretare il bisogno inquieto di spiritualità? Come lo Spirito è presente nella Chiesa e nel mondo, e come plasma continuamente le nostre vite, le nostre culture, le nostre scelte? Il primo compito della Chiesa deve essere oggi quello di una maggiore ricerca spirituale, che non è in opposizione alla cultura dominante. E’ inutile agognare la presenza di un uomo diverso da quello che oggi sperimentiamo, e ciò non va considerato come una perdita di radicalità evangelica o come caduta dei valori cristiani. l’uomo contemporaneo va ricercato in una specie di viaggio estatico e non condannato. la storia della spiritualità ci ha purtroppo consegnato nel passato modelli pericolosi, da questo punto di vi sta. Il sospetto pregiudiziale dinanzi ad ogni forma culturale, letta come potenzialmente nociva, è uno dei più grandi rischi che accompagnano l’inculturazione della fede.

Il paradigma dell’ Abramo errante con una identità sempre in fieri è, forse, il nume tutelare sotto cui porre ogni tentativo di nuova sintesi. Il dover camminare senza una patria, e senza nel contempo es sere posseduti da alcun territorio, nella continua fatica di adattarsi, con poco bagaglio del passato, a nuo ve situazioni umane è la nuova strada percorsa dalla contemporaneità. la vita del credente è cammino, a volte nella notte, nell’oscurità per cui non è un peccato dire non ho chiara ‘identità, perché questa non è mai data, è sempre un itinerario, è sempre un qualcosa da cercare giorno dopo giorno, sapendo che sarà sempre un identità non compiuta. Dobbiamo riscoprire per la nostra vita umana e spirituale la via mae stra di essere nomadi e cercatori piuttosto di gente che dica io ho trovato. l’identità è un processo che non smette mai: Non è ciò che abbiamo dietro, ma quello che facciamo oggi, o che faremo domani.

Si deve supplicare lo Spirito perché susciti nel nostro tempo attuale maestri spirituali capaci di cogliere nella confusione degli animi una nuova missione divina. E’ proprio dell’uomo spirituale, affinare i suoi sensi, soprattutto la vista per guardare attraverso le cose.

L’unica via di uscita è quella di una spiritualità che sappia coniugare la parola di Dio con il segno dei tempi. la spiritualità e l’uomo spirituale divengono sterili e inautentici se non sanno aprirsi all’univer sale, accogliere le sofferenze e le speranze dei fratelli. Il grande compito della ricerca spirituale odierna deve consistere nella sua capacità di salvezza nei confronti dell’uomo. lo Spirito non è inerte nei confronti dell’uomo e nemmeno lo tocca ad un livello puramente superficiale.

Solo nella prospettiva dell’amore di Dio, i comandamenti, le beatitudini evangeliche, le indicazioni morali della Chiesa potranno essere accolti e diventare puntuali criteri di vita . Solo in questo orizzonte la

“vita spirituale” non sarà un evanescente miscuglio di sensazioni e di sentimenti, ma un percorso serio e concreto, sostenuto dalla fiducia nella grazia e ricco di frutti, come ricorda S. Paolo: “Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito … Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, mitezza, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, dominio di … Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.” (Gal S, 16- 22 – 25) Il cammino spirituale non è un cammino spensierato, pianeggiante e trionfale; il progresso spiri tuale non è una forma di ” volontarismo ” che fa dipendere tutto dallo sforzo individuale secondo una vi sione pelagiana; ma neppure una sorta di ” quietismo ” che considera inutile e incoerente lo sforzo spiri tuale. ” Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo” ( Ef. 4, 22 24) Dopo questa premessa che intende fare da sfondo a quanto dovremo dire su l’interiorità e la vita spirituale, mi sembra opportuno procedere, come avveniva nelle dispute scolastiche, alla explicatio terminorum cioè alla spiegazione dei termini: interiorità e spiritualità.

INTERIORITA’.

Basta prendere qualsiasi vocabolario di italiano per vedere che riporta:

– “Interiorità” l’essere interiore -la vita spirituale interiore. “Interiore” che rimane dentro.

– “Intimità – Intimo ” Che è al più addentro – Che si riferisce alla parte più interna dell’animo.

L’io interiore della persona. L’uomo che rientri in se stesso scopre, non senza stupore, la presenza della verità in sé.” La verità che abita nell’intimo dell’uomo” (S. Agostino) In quanto poi all’esperienza in teriore, Agostino collega l’essere al pensiero e all’amore, che sono le tre forme nelle quali ci si dispiegano le ricchezze dello Spirito. L’uomo che rifletta in se stesso percepisce, infatti, fuori di ogni possibile errore o dubbio: di essere, di pensare, di amare. Nulla è più contrario al pensiero agostiniano che interpretarne il principio di interiorità in senso intimistico e solipsista.

Talora nell’etica biblica e soprattutto negli scritti apostolici del Nuovo testamento per indicare il centro intimo dell’uomo si usa il termine COSCIENZA. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo dove egli si trova solo con Dio la cui voce risuona nell’intimità propria.

La coscienza è appello personale da parte di Dio nelle singole situazioni concrete. Simultanea mente è giudizio dell’uomo su un atto da compiere, che si sta compiendo o che già è stato compiuto; è implicitamente giudizio su se stesso in relazione al fine ultimo.

L’antico Testamento non usa quasi mai la parola :” coscienza “, si serve del termine equivalente:

CUORE (gr. Kardia; ebr. Leb ) Il cuore non designa esclusivamente la vita affettiva, ma si riferisce alla fonte delle diverse manifestazioni dell’uomo: è il ” luogo nascosto “, la fonte dei pensieri intellettuali ( molto vicino allo “spirito” gr. Nùs ) dei ricordi, dei sentimenti e dei desideri, delle scelte decisive, della co scienza morale, della legge non scritta e dell’incontro con Dio, il solo che lo conosce: lo Spirito di Dio che vi abita.

Gesù non oppone l’interno all’esterno, lo spirito al corpo. Vi è sempre nell’uomo qualcosa di più interiore all’agitarsi esterno. In questa dimensione profonda l’uomo scopre Dio che lo attende, e là egli decide il suo destino. Il cuore ha grande rilevanza morale: con il cuore si distingue il bene e il male, si ama Dio e lo si tradisce, si ascolta la sua voce e la si respinge.

L’insegnamento di Gesù, in conformità con A. T. pone il cuore dell’uomo al centro della vita mora le. Dal cuore vengono i pensieri, le parole e le azioni buone e cattive. Dal cuore nascono la fede e l’incre dulità.

SPIRITUALITA’

Ricorriamo ancora una volta al vocabolario:

– Spirito Sostanza incorporea capace di percezione – anima umana – le facoltà intellettuali dell’uomo.

– Spirituale: dello spirito – che riguarda la condotta dell’anima.

– Spiritualità: che si riferisce allo spirito in quanto intelligenza e sentimento; parola alquanto moderna il contenuto si riferisce ad ogni vita spirituale in quanto dottrina e pratica in ogni aspetto e periodo, dall’inizio ascetico sino al suo sviluppo nella esperienza mistica di Dio.

Questo significa ricondurre la vita spirituale allo Spirito Santo la cui persona forma il centro vitale di ogni vita spirituale ( o vita nello Spirito) ispirata al Vangelo.

La vita spirituale implica e partecipa della respirazione di amore reciproco del Padre e del Figlio:

la stessa vita delle persone divine donataci dallo Spirito Santo infuso nei nostri cuori (Rom 5,5).

Nella comunione dei Santi si sono sviluppate, lungo la storia delle Chiese, diverse spiritualità o scuole di vita spirituale Benedettina, Francescana, Minima, ecc ….

Questo significa che il carisma personale di un testimone dell’ amore di Dio per gli uomini, si è potuto trasmettere come “lo spirito” di Elia a Eliseo e a Giovanni Battista, perché alcuni discepoli avessero parte a tale spirito.

L’INTERIORITA FONDAMENTO DELLA SPIRITUALITA’

Nella sacrestia della chiesa conventuale delle Suore Brignoline in Genova, c’è il lavabo, per le a bluzioni dei sacerdoti prima della celebrazione della Messa, che ha un cartiglio con la scritta:

” NISI LAVERIS INTUS “cioè: se non ti lavi interiormente non serve a nulla che tu ti lavi le mani.

Questo mette in luce il gravissimo pericolo di scindere la vita esteriore dalla vita interiore, il che costitui sce l’oggetto di questo nostro riflettere assieme questa mattina: “L’interiorità come fondamento della vita spirituale” che vuoi dire che se non c’è interiorità non sussiste nemmeno un vita spirituale. Già i due ter mini interiorità e spiritualità, che abbiamo largamente esaminato prima, costituiscono di per sé una tau tologia, in quanto si richiamano reciprocamente come costitutivi l’una dell’altra.

Il problema è che ci si illuda di vivere una vita spirituale basata solo sulla esteriorità: ingannevole suggestione di realizzare una vita nello spirito. Bisogna evitare le deformazioni del legalismo e l’equivoco del formalismo. Una religione legalistica e formalistica si preoccupa esclusivamente e ossessivamente del la buona o cattiva condotta da un punto di vista esteriore, fissando e moltiplicando norme e regolamenti.

Si confonde la visibilità con il protagonismo, la preghiera con il devozionalismo, la verità con il dogmati smo, il vangelo imbalsamato nella disciplina formale.

I carismatici si sono riempita la bocca di invocazioni al Signore, che in suo nome hanno profetato, liberato gli ossessi, compiuto prodigi, ma la loro vita era lontana dalla legge divina rivelata da Cristo.

Il tarlo che corrode alla radice la vita spirituale è l’ipocrisia cioè la distorsione tra il dire e il fare, tra l’apparire e l’essere, tra esteriore e l’interiore, mostrarsi agli altri per quelli che in verità non siamo.

“Fanno tutto per essere visti dagli uomini” e così i penitenti, gli oranti e gli elemosinieri hanno già ricevu to la loro ricompensa ma sono assenti dalla valutazione del Padre celeste che vede nel segreto (Mt 6, 1 6.16-18).

La Scrittura è piena delle lagnanze del Signore per bocca dei profeti:”Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me”.”Laceratevi il cuore e non le vesti”.

Dobbiamo comunque stare attenti di non cadere nell’errore opposto cioè nell’intimismo che è l’eccesso della interiorità, chiusa in se stessa, che esclude la sua manifestazione esteriore. Dobbiamo rifare ogni tanto delle saldature essenziali tra vita interiore e vita esteriore, tra vita naturale e vita soprana turale, tra uomo carnale e uomo spirituale. tra anima e corpo, tra materia e spirito per scoprire l’uomo nella sua totalità.

Non di rado abbiamo nelle nostre comunità: il credente separato dalla natura, il testimone del so prannaturale, separato dall’umano: il partecipante al banchetto eucaristico, separato dalle esigenze della giustizia; l’obbediente, separato dalla propria coscienza.

Paolo nella sua lettera ai cristiani di Corinto ha bene in mente questa composizione duale del l’uomo con i pregi di una parte e limiti dell’altra, ma senza separazioni o esclusioni: ” Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? … Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo.

ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto quanto Dio ci ha donato … Di queste cose noi parliamo, non un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa senza poter essere giudicato da nessuno “( 1Cor 2, 11-18 ). “lo finora non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma come ad essere carnali … perché siete ancora carnali dal momento che c’è tra voi invidia, discordia; non siete forse carnali e non vi comportate in maniere del tutto umana? ” ( 1Cor 3,1-3 ).

Oggi, paradossalmente, si manifestano teorie funeste che nel deprezzamento della corporeità, I’uomo volendo emanciparsi dal suo corpo – dalla sfera biologica – finisce per distruggere se stesso. Que sto fenomeno culturale lo inquadra magistralmente Benedetto XVI nella sua enciclica “Deus Caritas Est ” al n° 5 “L’uomo diventa veramente se stesso quando anima e corpo si trovano in intima unità. Se l’uomo ambisce ad essere solamente spirito, e vuole rifiutare la carne come eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d’altra parte, egli rinnega lo spirito e considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza. Ma non sono né lo spirito, né il corpo ad amare, è l’uomo, la persona che ama come creatura unitaria di cui fanno parte corpo e anima”.

CONFORMI A CRISTO

La fede cristiana che ha considerato sempre l’uomo come essere uni-duale nel quale spirito e ma teria si compenetrano, ci facilità la riflessione finale sull’argomento di questa mattina portandolo su di un piano teologico.

“Dio ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” Questa conformità a cui siamo chiamati, è molto di più che una imitazione di Cristo umile, pazien te, penitente, buono, misericordioso, ecc …. ma ci assimila a Lui attraverso i sacramenti, che sono sì se gni efficaci della grazia, ma anche producono quello che significano.

Il Battesimo, ad esempio, è il sacramento che ci incorpora a Cristo Gesù e … cancella in noi il peccato originale, come comunemente lo ricordiamo.

Il Battesimo, come altri sacramenti, produce una mutazione ontologica in noi, cioè modifica la struttura del nostro essere, per cui una persona non è più la stessa, prima e dopo il battesimo, anche se esternamente e apparentemente è uguale. Come nel sacramento dell’Eucarestia il pane e il vino apparentemente rimangono tali alla percezione dei sensi, ma, dopo la consacrazione, il pane non è più pane ma Corpo di Cristo, e il vino non è più vino ma Sangue di Cristo. Con il Battesimo il figlio dell’uomo diventa il figlio di Dio.

La conformità a Cristo non è solo sul piano morale, come impegno per il cristiano, ma è sul piano ontologico per cui tutto quello che diciamo e crediamo di Cristo lo diciamo, con le dovute pro porzioni, anche del battezzato.

Proviamo a mettere in parallelo le due realtà:

Gesù: Il Figlio di Dio, con l’incarnazione, diventa anche “Figlio dell’uomo” e perciò è vero Dio e è ve ro uomo.

Noi: Il figlio dell’uomo, con il Battesimo diventa” Figlio di Dio” perciò vero uomo per natura e vero Figlio di Dio per grazia “e lo siamo realmente” ci assicura l’apostolo Giovanni.

Gesù: una persona in due nature, quella divina e quella umana.

Noi una persona in due nature: quella umana e quella divina: ” partecipi della natura divina ” Gesù: Il suo agire era umano: parlava, camminava, si stancava, soffriva, ecc …. e era anche un a gire divino: compiva i miracoli, perdonava i peccati, ecc ….

Noi: Tutta la nostra attività materiale e intellettuale è umana, ma siamo anche in grado di porre azioni divine: ” nessuno può dire che Gesù è Signore se non in forza dello Spirito Santo” e quando agiamo attraverso le virtù teologali della fede, speranza e carità.

Pertanto il cristiano è uomo carnale e uomo spirituale; ha una vita naturale e una vita sopra naturale; una dimensione materiale e una dimensione spirituale.

Dobbiamo curare queste due dimensioni del nostro essere e tenerle in armonia fra di loro Questa è anche la nostra ascesi come Terziari chiamati ad essere i servi fedeli di Dio e coloro i quali ripongono in lui il loro cuore ( Reg. TOM cap.1 ).

P. Pietro Manca o.m.

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